Berta Caceres, i tuoi sogni non muoiono a colpi di mitra

“Sveglia umanità, già non c’è più tempo! Le nostre coscienze saranno scosse dal fatto di star solo contemplando l’autodistruzione, basata sulla depredazione capitalista, razzista e patriarcale”. Berta Caceres, discorso di accettazione del Goldman Prize 2015 (premio per le lotte ambientali)

“Stava dormendo… sono entrati e la hanno uccisa a colpi di pistola…” così racconta un testimone di quanto è successo nella notte del 3 marzo. La vittima è Berta Caceres, ecologista e attivista per i diritti dei popoli indigeni. Si trovava in una casa di una piccola città honduregna, La Esperanza, al terimine di un foro internazionale sulle energie alternative viste nella prospettiva dei popoli indigeni. Uccisa quindi mentre partecipava, insieme ad altre compagne e altri compagni, alla costruzione di un’utopia che vuole opporre la vita ad un mondo insostenibile che sta cadendo a pezzi.

Questi sicari al servizio del potere multinazionale e del neocolonialismo in questa sofferente America Latina non possono capire che Berta stava sognando quando loro sfondarono la sua porta, e che nonostante le abbiano sparato, i suoi sogni di speranza in un mondo migliore non sono scomparsi insieme a lei…

Nel corso dell’azione dei sicari è rimasto ferito il messicano Gustavo Castro Soto, dell’associazione Otros Mundos Chiapas / Amigos de la Tierra Mexico, la Rete Messicana de Afectados por la Mineria (REMA) e il movimento Mesoamericano contro il modello Estrattivo Minerario (M4). A questo punto l’attivista messicano assume un ruolo chiave per le indagini e per questo è importante la pressione internazionale perché evidentemente la sua vita si trova ancora in pericolo. I compagni di lotta di Gustavo dal Messico chiedono al governo honduregno tutte le misure politiche e giuridiche possibili perché Gustavo Castro, dopo aver lasciato la sua testimonianza alle autorità, possa rientrare in Messico senza contrattempi.

A questa pagina del movimento M4 si può mandare in automatico una e-mail alle autorità honduregne per chiedere un rientro sicuro in Messico per Gustavo Castro, richiede solo pochi secondi e può salvargli la vita: http://movimientom4.org/2016/03/accion-urgente-solicitamos-la-proteccion-de-gustavo-castro-testigo-del-asesinato-de-berta-caceres/

Chi era Berta Caceres?

Figlia di una ostetrica e attivista sociale del popolo lenca, che accolse e protesse in passato i rifugiati della guerra civile del Salvador, Berta ricevette dalla madre la migliore eredità possibile per il mondo in cui viviamo: il valore dell’impegno militante in difesa dei diretti umani e la solidarietà con le persone che soffrono, independentemente dal suo colore, sesso, etnia o paese di provenienza.

Con questi valori Berta è presto diventata un’attivista del movimento studentesco. Poi, cosciente delle sue origini indigene, il 27 marzo del 1993 fondò insieme ad altri compagni e altre compagne il Consiglio Civico di Organizzazioni Popolari e Indigene dell’Honduras (COPINH).

A partire da allora sarà una leader della comunità indigena lenca, popolo millenario e contadino che conta ancora di 400mila persone e si divide tra El Salvador e l’Honduras; popolo che si considera custode della natura, della terra e guardiani dei fiumi. Secondo la tradizione lenca nei fiumi risiedono gli spiriti femminili e per questo le donne ricoprono il ruolo di farne da principali guardiane.

Il COPINH diventerà un’organizzazione indigenista però pluralista e aperta, solidale con le lotte nazionali anche se ancorata alla zona sud-occidentale del paese, sviluppando un importante ruolo come strumento per la rivendicazione e il riconoscimento dei diritti politici, sociali, culturali ed economici della campagna e delle comunità indigene in Honduras.

Madre di quattro figli, due dei quali hanno dovuto abbandonare il paese a causa delle minacce ricevute, il suo ruolo come coordinatrice del COPINH la portò ad elevarsi nella difesa dell’ambiente e dei diritti dei popoli indigeni honduregni.

Nel 2006 il COPINH ha ricevuto la visita di diversi membri della comunità di Rio Blanco, che denunciarono, ignorandone gli obbiettivi, la presenza e l’attività di ingenti macchinari da opera pesante nel loro territorio. Alla testa del COPINH, Berta Caceres guiderà la resistenza di fronte alla costruzione della diga di Agua Zarca, che doveva esser realizzata dalla maggiore impresa idroelettrica cinese, Sinohydro Corporation, e che avrebbe presupposto un grande esodo di popolazione lenca dal loro territorio e con un forte impatto sulle acque sacre del fiume Gualcarque. La più grande multinazionale cinese per la costruzione di dighe ha dovuto abbandonare l’opera nel 2013, rinunciando al loro contratto con il governo honduregno a causa della continua e persistente resistenza delle comunità.

Berta ha anche denunciato in diverse occasioni la presenza militare degli Stati Uniti in Honduras, che attraverso operazioni “civico-militari” si è installata in lungo e in largo nel territorio lenca minacciando l’installazione di nuove basi militari nel paese, cercando di approfondire il ruolo di questo territorio come importante piattaforma militare statunitense che opera come centro di addestramento tattico avanzato.

Il governo honduregno, nelle parole del coordinatore generale Ramón Hernández Alcerro, ha cinicamente ripudiato l’assassinio della leader indigena, qualificandolo come “abominevole”. Ma senza dubbio, il fatto di godere di misure cautelari per via delle molteplici minacce di morte ricevute, non è servito ad impedire che due sicari spargessero il sangue di Berta sulla terra che amava e difendeva.

Berta, chi ti conosceva ricorderà sempre il tuo sorriso che si illuminava anche nei momenti più duri. Il tuo sangue è lo stesso sangue che scorreva nelle vene del leader indigeno Lempira, che stava alla testa della lotta lenca 500 anni fa contro la conquista spagnola. Sei stata forgiata con la stessa materia di cui sono fatti i sogni, e come tutti e tutte sappiamo, i nostri sogni, i tuoi sogni, non muoiono a colpi di mitra.

[basato sulla traduzione di questo articolo di Diego Machado https://www.diagonalperiodico.net/global/29606-tus-suenos-nuestros-suenos-no-mueren-por-la-metralla.html ]

Poesia di Candelario Reyes García per Berta Caceres:

Gualcarque e rio Blanco,

sistole e diastole

del cuore di Berta Caceres:

vita e lotta per il diritto alla vita.

 

Oggi i fiumi sono una lacrima,

una lacrima di sangue,

fiumi di lacrime,

indignazione,

schifo:

 

I sicari dal collo bianco e dalle generalità già note

hanno assassinato la donna,

ma la lottatrice,

Berta Caceres,

è un fiume resuscitato in tutti i fiumi,

nell’albeggiare,

nei bagliori di dignità,

nel cuore,

e nel sangue indignato di un popolo.

 

Berta è, sempre è,

è Berta, un nome di vita,

il suo nome è nell’acqua,

nell’erba,

nel ruscello, nella pioggia e nei canti di un nuovo giorno.

 

Berta è oggi,

sempre oggi,

sempre vita.

 

3/3/16, Candelario Reyes García

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